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La Dakar finisce, ma i big delle auto si lamentano…

Al Attiyah contesta la presenza della buggy

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Fonte immagine: Twitter

Si è conclusa la scorsa settimana l’edizione 2021 della Dakar, una delle più particolari della storia. Dopo la fine di un’epoca, legata alla partenza da Parigi che è stata abolita da un paio di anni, la pandemia ha costretto a una nuova modifica del percorso. Non si è arrivati nel cuore dell’Africa, con la snaturazione del senso originario della manifestazione, ma si è corso fondamentalmente nella parte settentrionale del deserto. Il tutto con partenza e arrivo a Jeddah, in Arabia Saudita.

Tra le auto è stata scritta ancora una volta la storia. Stephan Peterhansel ha portato a casa la classifica generale, ottenendo così il trionfo numero 14 nella sua carriera alla Dakar. Tra i suoi principali rivali c’era soprattutto Carlos Sainz, padre del nuovo pilota della Ferrari, ma anche Nasser Al Attiyah ha provato a dare del filo da torcere al francese. Ma alla fine non c’è stato niente da fare.

Le lamentele

Alla fine della corsa, però, Al Attiyah ha fatto le proprie rimostranze. Non prima di aver fatto i complimenti ai suoi più acerrimi rivali: “Abbiamo dimostrato che insieme a Stephane e Carlos (Sainz) siamo i più forti. Ma è abbastanza frustrante sapere già dalla partenza al mattino che è una battaglia persa tra noi e i passeggini. La mia velocità e l’ottimo lavoro svolto da Matthieu, il mio copilota, non sono sufficienti a colmare il divario tra le due macchine“.

Al Attiyah ha sottolineato l’ottimo lavoro svolto dal suo team durante questa Dakar. In ogni caso, il lavoro in questione non è bastato. Anche perché il regolamento della corsa consente alle discusse buggy di gareggiare alla pari: “Posso essere felice per il lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo lavorato sodo senza errori da parte mia, del mio copilota o della squadra. Ma cosa possiamo fare? Questo è il secondo anno che combattiamo, e perdiamo, contro i buggy. Dobbiamo avere regole eque“.

Gli elementi di un trionfo

Al Attiyah ha sottolineato la differenza di rendimento, che è emersa soprattutto nelle prove speciali più brevi, in cui la velocità di punta valeva più della robustezza delle auto. “Per quanto possiamo spingere, non possiamo colmare il divario solo con la velocità. I buggy hanno vinto per cinque anni contro le 4×4 perché le regole sono state fatte a loro favore. Spero che gli organizzatori le cambino, altrimenti non saremo interessati a tornare“.

Un altro elemento chiave – ha svelato Al Attiyah dopo la cerimonia del podio –  è il sistema di controllo della pressione dei pneumatici, perché i buggy possono controllare internamente e questo fa un’enorme differenza sulle parti sabbiose. I buggy sono dotati di un pulsante interno, e i piloti possono abbassare la pressione per avere più accelerazione e quando trovano i percorsi difficili, poi possono rimetterle a 2-2,5 per avere più sicurezza“.

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Fonte immagine: Twitter

Francesco Cammuca