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Formula 1 al via, la crisi ha aumentato il gap tra le squadre

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Mancano sempre meno giorni alla data del 5 luglio, la più attesa per tutti gli appassionati di Formula 1. Partirà dal circuito di Zeltweg in Austria – in quello che è stato ribattezzato Red Bull Circuit – il campionato del mondo 2020. Un campionato che per il momento conta solo su otto date, anche se la Liberty Media ha annunciato che entro la fine del mese di giugno verranno aggiunti altri appuntamenti.

Nel frattempo le principali testate giornalistiche del settore hanno provato a fare i conti in tasca alle dieci scuderie che manderanno in pista le loro vetture, a partire dal primo weekend di luglio. E non mancano le differenze, che già erano presenti a livello di budget tra le scuderie che correranno per vincere qualche gara (o magari un titolo mondiale) e quelle che invece proveranno a contendersi qualche punto e le posizioni ai margini della griglia.

Ed è emerso che in Formula 1 rischia di provocarsi una vera e propria spaccatura. Da una parte ci sono ovviamente team come Mercedes e Ferrari, che hanno proceduto anche con i primi test privati (consentiti in via del tutto eccezionale dalla FIA) oltre ad avere maggiore possibilità di investire. A queste si aggiunge la Red Bull, non lontana c’è la McLaren che starebbe anche già lavorando in ottica 2021 con l’arrivo di Ricciardo al posto del futuro ferrarista Sainz.

L’altra faccia della medaglia parla di altre sei scuderie, ognuna con problemi diversi. E mentre Alfa Romeo e Alpha Tauri riescono a vivacchiare (la prima grazie al sostegno di Ferrari, la seconda grazie all’appoggio al lavoro di Red Bull), c’è una Racing Point che punta forte sul lavoro fatto in inverno e sul denaro del patron Stroll. Il resto è pura nebbia: la Renualt ha denunciato gravi perdite strutturali, Haas si limita a vivacchiare mentre per la Williams è crisi nera.

Ma alla fine, la parola andrà all’asfalto e ai motori.

Fonte immagine: Wikipedia Commons

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Francesco Cammuca