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Dalla neve di Istanbul a Trubin: Conte ha il mal d’Europa

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Fonte immagine: Twitter

Se non ci fosse stata una pandemia e fosse stata dunque consentita la presenza del pubblico sugli spalti, probabilmente al triplice fischio di Inter – Shakhtar Donetsk ci sarebbe stata un’ondata di fischi, che a San Siro non si avvertiva da anni. Ma alla fine, Antonio Conte e i suoi giocatori sono usciti dal campo nel silenzio. L’unico sottofondo è stato quello di soddisfazione degli ucraini, che giocando in maniera sparagnina almeno sono andati in Europa League.

Ma al di là di quello che è l’ennesimo fallimento nella storia recente nerazzurra, in cui ottenere un piazzamento sembra essere un traguardo ambizioso e prestigioso, è ancora Antonio Conte a dimostrare di avere il mal d’Europa. D’altronde, la sua bacheca europea parla chiaro tanto quella nazionale, visto che da allenatore non è mai riuscito ad andare in fondo a una competizione. Un mal d’Europa che ha preso il via nel 2012.

La neve di Istanbul

La Juventus stava per giocarsi la qualificazione agli ottavi di Champions League nell’inverno del 2012. La partita sul campo del Galatasaray era già stata rinviata, per poi essere piazzata nel primo pomeriggio di un giovedì. Ma a Istanbul nevicava e faceva freddo, tanto che le condizioni del terreno di gioco erano terribili. Conte, entrando in campo, esclamò una frase che gli è valsa anche qualche meme: “This is not football”.

In ogni caso, quel pomeriggio a Istanbul si giocò. E sembrò quasi uno scherzo del destino che a firmare il gol-qualificazione dei turchi fu Wesley Sneijder. Uno degli eroi del Triplete interista che butta fuori la Juventus e il suo tecnico che uscì dal campo urlando la sua rabbia. Ma un anno e mezzo dopo, la maledizione europea del tecnico pugliese si sarebbe abbattuta ancora una volta. E in questo caso, tutto è accaduto in Europa League.

Si gioca una semifinale che vale tantissimo per la Juventus, anche perché l’eventuale finale si giocherà proprio allo Juventus Stadium. All’andata il Benfica ebbe la meglio davanti al proprio pubblico per 2-1, così ai bianconeri sarebbe bastato un 1-0 (oltre a vittorie con scarto maggiore) per giocarsi il trofeo. Ne venne fuori un pareggio a reti bianche, e anche in quel caso non mancò l’ironia per l’incapacità dei bianconeri di segnare nonostante un recupero lunghissimo. E alla fine di quella stagione, Conte lasciò la Juve.

Gli errori in nerazzurro

Dopo l’annata transitoria al Chelsea e la bella avventura in Nazionale (con tanto di uscita ai quarti a Euro2016 ai rigori, per ribadire la maledizione), Antonio Conte sposa a suon di milioni la causa interista. E si comincia subito male. I nerazzurri buttano via quella che sarebbe stata una qualificazione ormai in cassaforte, facendosi rimontare dallo 0-2 sul campo del Borussia Dortmund. Una sconfitta pesante, tanto quanto quella dell’ultima giornata contro un Barcellona rimaneggiato.

Per finire con la figuraccia di quest’anno. Una sola vittoria nelle sei partite disputate nel girone di Champions. Un doppio 0-0 contro uno Shakhtar Donetsk che, durante la scorsa estate, aveva beccato cinque gol in Europa League. Una maledizione europea in piena regola.

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Fonte immagine: Twitter

Francesco Cammuca