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L’ARTE DEL BLUFF LIVE: QUANDO L’APPARENZA INGANNA

Fonte immagine: Pixabay

Da sempre ci hanno insegnato che fare una buona impressione è importante, soprattutto nel lavoro o quando si ha a che fare con altre persone. Nel gioco del poker l’immagine che abbiamo al tavolo durante una partita live, è a dir poco fondamentale. E non deriva solo dal nostro gioco ma, nelle prime fasi in particolare, anche dalla nostra presenza. Come ci siamo vestiti, che strumenti stiamo utilizzando, come ci comportiamo. Tutto conta per modificare anche il modo in cui i nostri avversari giocheranno poi contro di noi. Ecco perchè è importante sfruttare al meglio queste prime fasi.

Il grande bluff: quando è meglio apparire deboli

Tutti ormai sappiamo che nel poker, molto spesso dimostrazioni di forza significano un punto debole e viceversa. Vale anche per le apparenze. Pensate un po’ a quando vi sedete a un tavolo la prima volta, e subito cominciate a darvi uno sguardo intorno. Probabilmente se proprio al vostro fianco trovate un ragazzo giovane con berretto e cuffie (costose), che fa chip trick da maestro, con magari anche qualche patch addosso e occhiali da professionista, beh, come minimo quando giocate contro di lui starete particolarmente attenti, perchè l’idea che vi siete fatti è quella di un giocatore che quanto meno conosce il gioco (o crede di conoscerlo, quello lo scopriremo dopo).

Ora però pensate all’esempio contrario. Di fianco a noi abbiamo una signora che potrebbe essere una perfetta casalinga, curata e sorridente, che impila in malo modo le chips e spilla le carte come fosse la prima volta. Sono abbastanza sicuro che quando giocheremo una mano contro questo avversario, non solo saremo decisamente meno concentrati, ma anche pronti a pensare di aver già vinto il colpo, magari provando qualche bluff o viceversa foldando anche mani di valore pensando che tanto gioca solo con un buon punto.

Conoscete Helen Ellis?

Voglio farvi un esempio che forse chiarirà ancora meglio il concetto. Conoscete Helen Ellis? No? Beh, è abbastanza normale. In realtà è una scrittrice abbastanza conosciuta negli states, autrice di qualche libro di successo (“American Housewife” vi dice niente?) e anche giocatrice di poker amatoriale.

Di lei ha parlato anche Colson Whitehead nel suo libro “The Noble Hustle” (un saggio che racconta la sua esperienza di crescita per affrontare le WSOP), sottolineando soprattutto un passaggio: “La ‘giocatrice casalinga’ era uno spettacolo davvero improbabile. C’erano persone al tavolo che chiacchieravano e flirtavano con lei, in questo maglione nero con il collo alta e una collana di perle. Ma poi li ha fatti impazzire tutti. Molte persone non pensano che questo tipo di giocatrici possa bluffare. Ma lei stava bluffando fin dal momento in cui è entrata nella stanza”.

Poi ovviamente non essendo una grande giocatrice, Helen si è semplicemente tolta qualche sfizio al tavolo (comprese cinque bandierine alle WSOP), ma questo esempio rende bene l’idea di come molto spesso è la nostra immagine a stabilire come gli altri giocatori ci affronteranno ogni volta.

Il gioco delle parti

Ecco perchè in una partita di poker, bisogna spesso essere anche dei bravi attori (oltre che saper giocare naturalmente). E non intendiamo l’arte di fare sceneggiate o monologhi, ma quella di rappresentare il personaggio che meglio ci permetterà di affrontare i nostri avversari. Ormai tutti conoscono Daniel Negreanu, non è che possa permettersi di far finta di non sapere giocare quando è al tavolo. Ma se notate bene quasi mai farà qualcosa al di fuori delle giocate che possa sottolineare il suo livello di bravura. Anzi, è quasi sempre affabile, loquace, sorridente, posato. Mettere a proprio agio gli avversari, è una bluff naturale per avere un qualche vantaggio. Molti giocatori non se la sentono di “fregare” chi gli sta simpatico, o quanto meno saranno portati a giocare in maniera piuttosto standard.

Di fatto è possibile anche la strategia contraria (chiedere a un Phil Hellmuth per esempio), ma è dannatamente più difficile ed espone a rischi ancora più alti (visto che praticamente tutti ci giocheranno contro). Sono ovviamente piccoli vantaggi che non saranno efficaci per molto tempo e certamente non contro tutti i giocatori più esperti, ma a livelli di principio cominciamo a pensare che è solo con il nostro gioco che possiamo e dobbiamo mettere pressione e difficoltà ai nostri avversari. Fuori dal colpo, l’arte del “bluff” consiglia di rendere il tavolo un palcoscenico piacevole in cui interagire. A nostro vantaggio, ci mancherebbe.

Fonte immagine: Pixabay

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Cristian Lag

Scritto da Cristian Lag

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