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“Ci manca solo di vincere a curling…”

Segnatevi questi due nomi: Amos Mosaner e Stefania Constantini, insieme hanno riscritto la storia dello sport italiano e sono entrati nella leggenda.

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Fonte immagine: Facebook

L’onda lunga dello sport italiano ha vissuto un altro di quei momenti da incorniciare, dando ulteriore linfa al momento d’oro che stiamo vivendo dopo un 2021 a dir poco entusiasmante.

Lungi da me, calciofilo per eccellenza, issarmi sul carro dei vincitori con la presunzione di aver seguito questo sport invernale, molto di nicchia e assolutamente “settentrionale”, quindi molto lontano dalle mie origini e abitudini nonché dalle mie conoscenze.

Da osservatore però, è sempre così dolce seguire le gesta di quegli atleti che vivono il loro momento di celebrità massima durante i giochi olimpici, in questo caso ancora di più visto che stiamo parlando, udite udite, di un sport che in Italia ha appena 350 affiliati alla federazione.

La genesi

Il curling è una disciplina di origine scozzese che in Italia si pratica dalla metà degli anni 60 e ha come centro di gravità la città di Cortina d’Ampezzo, la cosiddetta perla delle Dolomiti. E’ proprio da lì che i protagonisti della nostra storia hanno costruito questo capolavoro culminato con una medaglia d’oro tanto fantastica quanto inattesa. Infatti, la prima partecipazione italiana ai giochi olimpici risale all’edizione di Torino 2006 ma il migliore risultato prima di oggi è stato un settimo posto. Da qui l’epicità dell’impresa. Facendo un paragone illustre, tenendo conto del numero di praticanti, è un po’ come se le Filippine vincessero i mondiali di calcio. Pazzesco.

I nostri gioielli

Mosaner e Constantini non hanno semplicemente vinto, hanno letteralmente stracciato tutti. 11 vittorie su 11 match, 9 nel round robin di qualificazione, semifinale contro la Svezia e vittoria finale contro la quotatissima Norvegia. Bastano i nomi di queste due nazioni per capire che si tratta di una disciplina molto praticata nei paesi del nord Europa, non a caso.

Da assoluto profano di questa particolarissima disciplina, ho fatto un’estrema fatica a comprenderne le regole ma non ho potuto fare a meno di notare come abbiano fatto la differenza la freddezza – manco a dirlo – con la quale i nostri “bocciatori” hanno gestito i momenti più difficili delle loro partite. Guardando con attenzione, più di qualcuno avrà notato che la “stone” ha una maniglia alla sua estremità che va usata con la massima precisione per indirizzare il colpo e contemporaneamente va gestita la potenza della spinta. Il ruolo del compagno di squadra che accompagna lo scivolamento  è quello di ridurre più o meno l’attrito sul ghiaccio. Ma non finisce qui. La strategia è un’altra componente fondamentale per impedire all’avversario di avvicinarsi ai cerchi con una certa facilità.

Amos e Stefania hanno messo insieme tutte queste componenti regalando al nostro paese una soddisfazione a dir poco stupefacente salendo a pieno diritto nell’olimpo dello sport italiano, dove di recente hanno soggiornato gente come Roberto Mancini, Paola Egonu, Alessandro Michieletto, Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs. Nella speranza che questa lista possa allungarsi sempre di più perchè se abbiamo vinto a curling, per la nostra bistrattata Italia, nulla è impossibile.

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