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Chi era Carlo Mazzone: l’allenatore con Roma nel cuore

Un altro big ci ha lasciati. Carletto si è spento all’età di 86 anni: il ricordo di una delle icone del calcio italiano

Fonte immagine: Profilo Instagram @brescia_calcio

Quanti omaggi Carletto? Hai visto? Nel weekend tantissimi striscioni in giro per l’Italia sui campi di Serie A e non solo, in ricordo di un allenatore ‘burbero’, sanguigno ma dal cuore d’oro come Carlo Mazzone. Un sabato pomeriggio qualunque, poco prima dell’inizio del massimo campionato italiano, la notizia che nessuno si sarebbe mai aspettato: la morte di Carlo Mazzone. Il mondo del calcio ha pianto e continua a piangere la scomparsa di un maestro, un papà, un allenatore del calcio popolare che detiene il record di panchine in Serie A (ben 792, 1278 totali).

A Roma, poco prima della sfida contro la Salernitana l’urlo dei 60 mila con tanto di standing ovation e applausi scroscianti. «Grazie Mister, e forza Roma», ha gridato lo speaker giallorosso. Dopo Manchester City-Newcastle, l’allenatore dei Citizens, Pep Guardiola si è presentato in conferenza stampa con una maglia speciale con l’immagine della celebre corsa di Carlo Mazzone sotto la curva dei tifosi della Dea in un pirotecnico Brescia-Atalanta (finito 3-3). Sul punteggio di 3-2 per i nerazzurri, l’allora allenatore del Brescia contro il settore ospiti la promessa: «Se pareggiamo, vengo sotto la curva». Nei minuti di recupero accade l’impensabile: la punizione di Baggio batte Taibi, Rigamonti in festa e lo show di Mazzone può avere inizio… il resto è storia!

Prima Calciatore e poi Allenatore: cresciuto nel Settore Giovanile dei giallorossi, ha vestito per una sola stagione la maglia del Latina nei Dilettanti. Nel maggio del ’59 l’esordio in Serie A con la casacca della Roma durante la sfida contro la Fiorentina. L’anno dopo la cessione alla SPAL (sempre in massima serie), e, visto lo scarso minutaggio il passaggio in Serie C al Siena. Nel 1960 divenne un calciatore dell’Ascoli, club in cui giocò per nove stagioni, divenne capitano e collezionò più di 200 partite, tanto che nel 2019 gli è stata intitolata la nuova tribuna Est dello stadio Cino e Lillo Del Duca.

Nel novembre del 1968 il suo esordio in panchina in sostituzione di Malavasi: Carlo Mazzone e l’Ascoli, una storia durata fino al 1975. Due promozioni in tre anni, dalla C alla massima serie, oltre a molteplici salvezze. L’anno dopo è il turno della Fiorentina: terzo posto con i viola e vittoria della Coppa di Lega Italo-Inglese. Da Firenze a Catanzaro: due anni in giallorosso in cui ottiene altrettante salvezze, prima del ritorno ad Ascoli.

Con i bianconeri un incredibile sesto posto e 4 salvezze nei 5 anni alla guida della formazione marchigiana. Poi una breve esperienza al Bologna a cui segue quella di Lecce: promozione in Serie A e altre due salvezze nei due anni successivi. Poi Pescara e soprattutto Cagliari: i sardi, grazie all’allenatore romano, tornano in Coppa UEFA dopo più di due decenni. Dalla Sardegna alla sua squadra del cuore: la Roma. 3 stagioni in giallorosso non proprio esaltanti, in cui ha il merito di aver lanciato Francesco Totti nel calcio che conta. Nuovamente a Cagliari, poi a Napoli… ma le cose non sembrano andar bene: con gli azzurri arrivano le dimissioni dopo quattro giornate. Poi l’exploit a Bologna: con i rossoblù conquista l’Intertoto e arriva ad un passo dalle finali di Coppa Italia e UEFA. Il Perugia del Presidente Gaucci ma soprattutto il Brescia di Roberto Baggio, Pirlo e Guardiola con cui conquista quattro salvezze consecutive.

Siamo agli sgoccioli della carriera di Carlo Mazzone da allenatore che si concluderà a Livorno nel 2006 a quasi 70 anni di età: da quel momento il tecnico romano ha detto addio al mondo del calcio con un unico obiettivo. Dedicarsi alla sua vita privata e alla sua famiglia… Grazie di tutto Carletto, ci mancherai.

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Fonte immagine: Profilo Instagram @brescia_calcio

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