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Questione di ritmo

Ritorna la Champions League e le italiane scoprono che il gap con le big d’Europa è ancora ampio

Ritorna la Champions League e le italiane scoprono che il gap con le big d'Europa è ancora ampio

Era lecito sognare e provarci. E lo è ancora. Cosa ci lascia in eredità questa prima giornata di Champions League? Gioie e soprattutto dolori ma non è tutto da buttare. La Juve passeggia in Svezia contro il Malmo, un avversario decisamente abbordabile, l’ideale per ritrovare quella identità smarrita nelle prime giornate di campionato. L’Atalanta lotta di fronte al Sottomarino Giallo e dopo essere passata in vantaggio con Freuler, si fa rimontare ma poi con Gosens strappa un punto prezioso anche grazie alle parate di Musso, semplicemente straordinario in almeno 3 occasioni. Discorso a parte per Inter e Milan, entrambe battute ma con sentimenti evidentemente diversi.

Benvenuti all’inferno

Ritrovarsi nel pot 4 al sorteggio era già una condanna ad un girone molto complicato per il Milan di Pioli. Iniziare il girone stesso nella tana infernale del Liverpool in un Anfield tutto esaurito  ha sicuramente inciso nella testa dei calciatori rossoneri, 6 dei quali all’esordio nella massima competizione europea. La prima mezz’ora è stata quasi imbarazzante per la superiorità degli inglesi che hanno letteralmente soggiogato gli uomini di Pioli, incapaci di sfuggire al pressing dei Red e mai in grado di venir fuori in palleggio, come accade spesso in campionato. Klopp ha studiato bene i rossoneri e pur rinunciando inizialmente a Van Dijk e Manè manda in tilt castello difensivo del Milan dove reggono solo Kjaer e Tomori. Palla che viaggia velocissima sul terreno appositamente bagnato, pochissimi punti di riferimento offensivi, sovrapposizioni costanti e soprattutto un ritmo altissimo, lontano anni luce da quello che siamo abituati a vedere dalle nostre parti.

Ma ad un certo punto scatta la scintilla e in soli 4 minuti il Milan ribalta la partita con Rebic e Brahim Diaz che mettono il punto esclamativo su due azioni corali di pregevolissima fattura. Sembra il preludio di una serata indimenticabile per i 500 tifosi rossoneri accorsi ad Anfield ma nella ripresa il Liverpool riprende a macinare gioco seppur a ritmo più basso e capovolge il risultato sfruttando alcune incertezze della difesa rossonera. Il Milan esce battuto ma non umiliato, il Liverpool dimostra di essere ancora troppo più forte ma di quei 5 minuti di lucida follia sono il primo tassello su cui costruire il futuro.

La pallottola spuntata

 La Champions League è una competizione diabolica, che non ti concede possibilità di fare errori. Devi essere lucido, cinico e approfittare delle occasioni che riesci a crearti. L’Inter vista ieri sera contro il Real Madrid ha fatto esattamente l’opposto. Una prima frazione di gioco condotta in lungo e in largo dove il protagonista assoluto è stato Courtois, ed è tutto dire.

Gli uomini di Inzaghi non hanno fatto respirare gli spagnoli, Brozovic e Barella hanno imperversato, Skriniar ha giganteggiato come spesso accade ma nessuno degli attaccanti è riuscito a trovare il guizzo vincente. Lukaku è ormai volato via e Dzeko non sembra avere lo stesso killer instinct. Il calo di ritmo del secondo tempo è stato quasi inevitabile e le Merengues ne hanno approfittato, seppur solo al 90′. Ma le sensazioni che i nerazzurri lasciano sono positive, la qualificazione resta a portata di mano sempre che si riesca a esorcizzare l’incubo Shakthar Donetsk – battuto all’esordio dal sorprendente Sheriff –  contro il quale nella passata stagione l’Inter non è riuscita a fare nemmeno un gol in 2 match. Ergo, è tutto nelle sue mani.

Attilio Campobello

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