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La storia di Carlo Mazzone, non solo la corsa in Brescia-Atalanta

Il racconto di Francesco Cammuca

Fonte immagine: Facebook

Come già fatto ieri, dal collega Massimiliano Fina, anche io voglio ricordare Carlo Mazzone che ha lasciato un vuoto importante tra gli appassionati di calcio, in particolare chi si è avvicinato a questo gioco almeno un decennio fa. Il leggendario allenatore romano non avrà riempito in maniera significativa la bacheca delle tante squadre per le quali si è seduto in panchina. Il mister ha però lasciato un segno destinato a restare per sempre negli occhi e nella memoria degli appassionati, oltre che dei tifosi di tutte queste squadre, non facili da elencare senza dimenticarne qualcuna.

A parere di chi scrive, però, c’è sempre il solito errore dettato dalla narrativa epica a tutti i costi. Nel caso di Carlo Mazzone, si tratta del ricordo della corsa affannata e arrabbiata verso la curva dell’Atalanta, in occasione del derby con il suo Brescia. Una corsa dovuta a una lunga serie di cori ingiuriosi da parte degli ultras della Dea, all’indirizzo in particolare della madre del mister. Poi ci pensò Roberto Baggio a restituire il sorriso e soprattutto a consentire lo sfogo all’allenatore che lo volle fortemente alle Rondinelle.

Carlo Mazzone, una carriera sulla cresta dell’onda

Per noi, come abbiamo già scritto, è riduttivo legare Carlo Mazzone all’episodio di Brescia-Atalanta. Anche perché nella sua carriera ha fatto molto di più. Ad esempio ha portato in salvo a più riprese, in una Serie A a dir poco stellare per quei tempi, formazioni considerate modeste e già spacciate alla vigilia come Ascoli, Lecce e Cagliari.

Mazzone è stato però anche un allenatore legato ad alcuni geni della storia del calcio italiano. In particolare due nomi su tutti: Roberto Baggio e Francesco Totti. Del Divin Codino abbiamo già fatto cenno della militanza a Brescia, voluta fortemente proprio dal mister romano. E a proposito di Roma, è stato proprio Sor Carletto a volerlo fare debuttare tra i grandi, quando non era ancora maggiorenne.

Per non dimenticare di uno degli episodi cruciali della fine del secolo scorso. Mazzone era sulla panchina del Perugia in quel folle pomeriggio di inizio giugno del 2000, quando la Juventus perse lo scudetto sotto l’acquazzone del “Renato Curi”.

Corsi e ricorsi storici di un uomo destinato a entrare nella leggenda del calcio italiano.

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