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NON SOLO REDSKINS, ECCO LE ALTRE SQUADRE CHE RISCHIANO DI CAMBIARE NOME PER RISPETTO AI NATIVI

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Ha fatto certamente scalpore la notizia di questi giorni della storica società di Washington dei Redskins, che per dare seguito alle pressioni degli sponsor (più che quelle dei media) ha deciso di abbandonare il suo logo e il suo nome “Redskins” (Pellerossa) considerato troppo offensivo per la comunità di nativi.

L’ondata di antirazzismo che sta invadendo gli States sta in effetti facendo cambiamenti sociali importanti, che anche a livello sportivo rischiano di coinvolgere diverse altre società, con nomi altrettanto assimilabili a discriminazioni di vario genere. Proviamo a vedere quali potrebbero essere i prossimi a dover fare qualche cambiamento drastico alla loro immagine.

Gli “Indians” di Cleveland

Non a caso i prossimi sulla lista del cambiamento sono proprio loro, gli “Indians”. Gli stessi del resto, avevano già incominciato un paio di anni fa una sorta di restyling, togliendo la figura del “Capo Wahoo” (un indiano stilizzato) dal logo di Cleveland. Ma ora per la squadra di baseball sembra arrivato il momento anche di andare oltre, mandando gli “Indians” nell’oblio della storia da almanacco. E’ lo stesso team manager, Terry Francona” a dirlo in una sua dichiarazione di questi giorni. Certo saranno necessari passi ulteriori e tempo, ma la strada sembra tracciata anche da queste parti.

Gli Atlanta “Braves”

Sul nome almeno la squadra di baseball di Atlanta non dovrebbe correre rischi. La dirigenza infatti ha già provveduto a mandare comunicazione in merito al conservare il proprio nome (in accordo anche con la comunità di nativi), ma stanno seriamente valutando di evitare l’uso del “Tomahawk Chop”, l’ascia di guerra che è il simbolo dei tifosi dei Braves. Certo sarebbe molto difficile gestire questa cosa a livello pratico (divieti allo stadio? Espulsioni di gruppo? Multe di qualche genere?), ma già il fatto che se ne stia parlando dimostra quanto avanti sia andata questa cosa.

I Chiefs di Kansas City

Linea decisamente diversa quella dei neo campioni NFL, che per ora non ha voluto in alcun modo commentare possibilità di cambiamenti. Intanto perchè in effetti “Chiefs” (Capi) non può essere considerata un’offesa in alcun modo, e anche se in effetti molte delle componenti del tifo comprendono riferimenti agli indiani (vestiti tradizionali, tamburi prima della partita e gli immancabili tomahawk), sembra davvero improbabile che qualcuno possa arrivare a contestare tutto questo.

I Golden State Warriors

Ok, che c’entra il Golden State con gli indiani? Al momento quasi nulla, dato che poco è rimasto del riferimento sul logo ai nativi da quando si è trasferito da Philadelphia a San Francisco, lasciandosi alle spalle prima la mascotte dell’indiano che palleggiava (già dal 1946) e poi anche il riferimento sul logo dal 1968 (un copricapo indiano), da allora simboleggiato con il classico ponte. Insomma motivi per ulteriori cambiamenti non ce ne sono, ma sono stati in diversi a citare i Warriors nel gruppo di squadre che dovrebbero agire in merito (vedi Carmelo Anthony per esempio, ala dei Portland Blazers).

Le modifiche già avvenute in passato

C’è poi chi già da tempo aveva intrapreso questa direzione, come la Standford University, che nel 1972 aveva tolto definitivamente l’indiano dal suo logo che appariva in tutte le squadre sportive della scuola come mascotte.

Stessi anni e stessa modifica anche per le squadre sportive del Dartmouth College, che nel 1974 definì “l’uso del simbolo nativo in qualsiasi forma incompatibile con gli attuali obiettivi istituzionali e accademici del College per promuovere l’istruzione dei nativi americani”. Quando si dice avere l’occhio avanti.

A inizio anni novanta invece era toccato alla St.John’s University modificare il proprio nome da “Redmen” a “Red Storm” (situazione praticamente identica a quella dei Redskins in effetti).

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Fonte immagine: Wikipedia Commons