in

Ayrton Senna: 26 anni fa, la tragica morte del campione

ayrton senna-morte
Fonte immagine: ilfattoquotidiano.it

Era il 1 maggio 1994, quando Ayrton Senna si schiantò in pista, un terribile incidente che gli causò la morte.

Un incidente in diretta mondiale, mentre gareggiava al Gran Premio di Imola. Si trovava, come sempre in prima posizione, quando lasciò la scena con un finale catastrofico, nel luogo che per lui era casa: la pista.

Ayrton Senna aveva solo 34 anni, troppo pochi per morire ma abbastanza per mostrare al mondo intero di che pasta era fatto. Tre titoli mondiali e 41 Gran Premi, 8′ podi e 65 pole position. Un campione epico, che ha segnato un’epoca, l’epoca Senna.

Il suo motto di vita era “driving to perfection”, per questo ogni giorno era  un’occasione per perfezionarsi e migliorare, con coraggio e spirito di sacrificio, puntando alla perfezione.

Era leone e agnello Ayrton Senna. Leone in pista, quando non risparmiava nessun avversario, arrivando sempre per primo al traguardo. Agnello fuori dai circuiti, spendendo la sua vita nel sostegno degli altri, dei meno fortunati.

Un talento con una visione altruista del genere umano. Ogni volta che lasciava una dichiarazione, sembrava di sentir parlare un politico, un leader carismatico. Invece era un pilota, mosso da un grande senso di condivisione e amore verso il prossimo.

“I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà, respiriamo tutti la stessa aria, per cui bisogna dare a tutti una possibilità (..) dobbiamo dare ai figli dei meno abbienti ciò che daremmo ai nostri figli, in modo che possano diventare autonomi”.

Ma Ayrton Senna non era un predicatore, era un uomo concreto. Perciò aveva progettato un istituto di assistenza per le persone meno fortunate, che ad oggi è diventato il più grande ente privato di beneficenza a livello mondiale.

Il primo maggio rimane ancora oggi, il giorno più buio della Formula Uno. Quella maledetta curva del Tamburello che portò Ayrton Senna a schiantarsi contro il muro, non gli lasciò scampo.

In vista dell’anniversario della sua morte, Leberer, fisioterapista e amico del brasiliano, ha ricordato la sua personalità ed i momenti trascorsi insieme a lui:

«Ayrton Senna era molto severo con sé stesso, dava tutto per inseguire un obiettivo. La sua determinazione a volere essere il primo era mostruosa. Ma aveva anche un lato adorabile. Era timido ma amichevole, e anche umile. Cenavamo con la sua famiglia a San Paolo, ripenso agli appuntamenti in Inghilterra con il padre. Parlava anche italiano, io non capivo quasi niente. Passavano da una lingua all’altra, portoghese, inglese, e io sempre più in disparte. Alla fine bastava stappare una bottiglia di vino rosso per intendersi con suo papà».

Una ferita impossibile da rimarginare, nonostante siano passati 26 anni dalla sua morte.

I miti come Ayrton Senna non ci lasciano mai, perché con le loro azioni hanno lasciato un’eredità che va oltre allo sport. Per questo, ancora oggi, sembra che il tempo non sia mai trascorso. Dopo tutti questi anni, restano ancora le parole, i gesti, i traguardi di un uomo che è diventato leggenda e soprattutto un modello di vita e di sport al quale tendere.

Per altri articoli di Hibet Social sulla Formula Uno: Niki Lauda: il pilota leggendario

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).