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La folle stagione dell’Avellino nell’anno del terremoto

La folle stagione dell'Avellino

Un episodio che non si può e non si deve dimenticare, che ci dà la misura di quanto la natura possa ribellarsi contro l’uomo. Questo è quanto è accaduto 40 anni fa in Irpinia: una delle più violente scosse di terremoto mai verificatesi in era moderna nel nostro Paese. Avellino e tutte le altre città della provincia campana hanno dovuto fare i conti con una serie di edifici distrutti e con la morte di decine di persone travolte dal sisma.

Ma come è accaduto spesso in questi contesti, ci ha pensato lo sport a dare un po’ di sollievo e a restituire – nei limiti del possibile – il sorriso a una popolazione devastata da una immane tragedia. L’Avellino del 1980 scrisse una delle pagine più belle del calcio italiano e dello sport nazionale nell’ultimo mezzo secolo. Una squadra capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo, con un unico grande obiettivo: giocare per la propria gente.

Una squadra nata da lontano

Il campionato di serie A 1980/1981 non iniziò di certo in maniera agevole per quell’Avellino. Alla guida c’era Luis Vinicio, che dopo una bella carriera da calciatore stava contribuendo con esperienza e solidità in panchina. Ma c’era da superare un discreto handicap, dato dai cinque punti di penalizzazione ricevuti dopo l’esplosione del caso Totonero. Insomma, c’era una gran bella impresa da fare per i Lupi irpini.

Non mancano i giocatori da seguire, tra le fila della formazione campana. Spicca senza dubbio il brasiliano Juary, arrivato grazie alla riapertura delle frontiere che erano state chiuse dopo la figuraccia della Nazionale ai Mondiali del 1966. Ma gli occhi di tutti sono stati puntati ben presto su altri due giocatori, Beniamino Vignola e Stefano Tacconi. Non passerà molto tempo prima che questi due finiscano sul tetto d’Europa con la maglia della Juventus.

Un vero miracolo

Ma come detto, l’Avellino partiva da un tremendo -5 in classifica. Una penalizzazione ancor più complicata da recuperare, visto che ai tempi la vittoria valeva ancora due punti. Nessun problema, perché quella squadra fu capace di un vero e proprio miracolo. Trascinato dalle parate di Tacconi, dalle sgroppate di Vignola e dalle reti di Juary – che era solito festeggiare ballando attorno alla bandierina del calcio d’angolo – gli uomini di Vinicio completarono il capolavoro.

E poi c’era la motivazione di fondo, ovvero il fatto di giocare per la gente di Avellino. Per un paio di gare i biancoverdi furono costretti a traslocare al “San Paolo” di Napoli nei giorni più difficili dopo il sisma. Ma la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo si vide chiaramente, soprattutto nel girone di ritorno. E la gara dell’apoteosi fu quella contro la Roma di Falcao: un 1-1 ottenuto al “Partenio” grazie al gol di Venturini dopo l’iniziale vantaggio ospite firmato dal brasiliano.

Quel giorno, il 24 maggio 1981, la terra tremò ancora una volta ad Avellino. Ma quella volta fu una scossa di felicità.

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Fonte immagine: storiedicalcio

Francesco Cammuca

Sommario
La folle stagione dell’Avellino nell’anno del terremoto
Titolo
La folle stagione dell’Avellino nell’anno del terremoto
Descrizione
40 anni fa l’Irpinia fu devastata da un terribile terremoto. L’Avellino rese onore alla sua popolazione, disputando un campionato entrato nella storia.
Autore
Francesco Cammuca

Scritto da Francesco Cammuca

Giornalista, 30 anni di vita all'insegna dello sport, tra ciò che si vede in campo e quel che lo circonda.