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L’Atlantico in traversata: Kiko Mattheus

La regina dell’Atlantico

Kiko Mattheus
Fonte immagine: corriere.it

Il 22 marzo 2018 è diventata la donna più veloce a remare nell’Atlantico: è Kiko Mattheus.

L’avventuriera britannica ha portato a termine la traversata da sola, senza alcun supporto e nel minor tempo di sempre.

Per questa impresa merita di stare tra le nostre leggende!

Una donna da record non solo nella traversata ma anche nella vita. Kiko ha infatti combattuto contro la malattia di Cushings, colpendo la ghiandola che controlla la produzione di ormoni nel corpo.

“volevo vivere una vita che avesse uno scopo. Fare qualcosa per aiutare le persone e il pianeta e sfidare me stessa”, così ha deciso di voltare pagina, diventando istruttore di paddleboard nella propria attività.

Il suo incontro fatale è stato però quello del 2014, quando Charlie Pitcher, allora detentore di record mondiale di traversata individuale maschile nell’Atlantico, le ha proposto di mettersi in gioco nella categoria femminile.

Idea inizialmente considerata assurda, visto che Kiko non aveva mai nemmeno remato e l’idea di farlo nel bel mezzo dell’Atlantico non era una cosa da poco!

Successivamente la donna è stata stimolata nel vedere le altre donne praticare questo sport, così ha iniziato ad allenarsi duramente.

Ma non è stato  facile, Kiko è tornata indietro per recuperare i farmaci di cura del tumore, dimenticati alla partenza della sua avventura. Lungo il suo percorso ha incontrato maltempo, tanto da stare su un para-ancoraggio per alcuni giorni.

Alla fine però è riuscita a vincere la sua sfida: remando in 49 giorni, 7 ore e 15 minuti, coprendo 2602 miglia nautiche (4819 km) alla velocità media di 2,2 nodi (4 km/h) a bordo della Soma.

Hibet ti fa i complimenti Kiko, non solo per la leggendaria avventura nell’Oceano Atlantico ma soprattutto per non aver mai mollato, nonostante le avversità!

Per noi sei una leggenda nello sport e nella quotidianità!

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).