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Rivoluzione Super Lega: inizia la guerra!

La notizia come un terremoto nel mondo del pallone e non solo. Ora si attende lo tsunami che potrebbe spazzare via il calcio come lo consociamo.

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Fonte immagine: Instagram

La bomba è stata sganciata e nel prossimo periodo si vedrà quanti danni possa aver fatto e soprattutto se davvero questa guerra avrà inizio. Perchè la sparata dei 12 club in cerca di una secessione per formare la “Super Lega” delle big d’Europa (ma non tutte), non può passare indenne non solo nel panorama del calcio, ma viste le reazioni, anche in quello politico. 

La Super Lega: cosa è successo

Partiamo dal fatto che questo non è uno dei soliti rumors che da tempo narravano la leggenda di una Super Lega. Si tratta invece di un annuncio ufficiale, fatto in concomitanza dai 12 club coinvolti: Juventus (con tanto di dimissioni di Agnelli all’ECA), Inter e Milan per l’Italia. Le sei big della Premier (le due di Manchester, il Tottenham, il Liverpool, il Chelsea e l’Arsenal) e le tre spagnole (Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid. 

Il comunicato in pratica sancisce l’avvio di una “Super Lega” in tempi anche piuttosto brevi, a cui parteciperanno di certo queste formazioni come “Fondatori”, più altre che aderiranno in seguito. 

Nel format previsto si parla infatti di 20 club (15 fondatori più altri 5 da selezionare in base ai risultati annui), divisi in due gruppi da 10 che disputeranno un campionato parallelo a partire dai mesi estivi e per tutta la stagione. Poi playoff con sfide ad eliminazione dirette a partire dai quarti di finale. 

I motivi della scelta

I motivi sono facili da immaginare, tra l’altro non lasciati all’immaginazione visto che un capitolo del comunicato lo esplicita palesemente: soldi e qualità. Soprattutto la prima.

Si parla infatti di oltre 10 miliardi di euro di introito iniziale per la nuova competizione, divisi ovviamente tra i club fondatori che beneficerebbero inoltre di un ulteriore bonus di 3,5 miliardi per “bilanciare l’impatto della pandemia covid-19”. 

Insomma un modo creativo per uscire dalla crisi che ha lasciato con i conti in rosso proprio e soprattutto le grandi big europee, impegnate in investimenti sempre molto onerosi e con grandi difficoltà di rientro. 

Cosa succede ora

Se l’idea iniziale dei club ribelli era quella di continuare a giocare contemporaneamente anche i rispettivi campionati nazionali, le reazioni immediate fanno ben capire come sarà letteralmente impossibile. 

La Premier è già pronta a cacciare i sei club secessionisti, ma anche la Serie A e le altre grandi leghe non faranno eccezioni. 

Ma non solo. La UEFA e la FIFA hanno detto chiaro e tondo che tutti i giocatori che parteciperanno eventualmente a questa SuperLega, non potranno poi comparire nè nelle competizioni europee nè tanto meno in quelle con la maglia della propria nazionale. 

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Dall’altra parte, è già scontro tra legali per evitare ricadute di immagine non solo dal punto di vista del pubblico e dei tifosi, ma soprattutto per quanto riguarda le casse delle società, impegnate in contratti di vario genere (oltre che alcune titolate in borsa).

Una matassa ancora lontana dall’essere sciolta che lascia aperti tanti scenari diversi. Nessuno dei quali però, sembra finire bene. Aspettiamo sviluppi che potrebbero anche impattare direttamente su questo campionato, oltre che certamente sui prossimi. 

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