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Lance Armstrong si confessa: “Mi dopavo già da giovane”

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Dopo Michael Jordan, considerato il miglior giocatore di basket della storia e uno degli sportivi più forti di tutti i tempi, tocca a un altro “simbolo” dello sport a stelle e strisce comparire in un docu-film a lui dedicato. Stiamo parlando di Lance Armstrong, ciclista capace di vincere diversi Tour de France, poi revocati per via di una scandalosa storia di doping, dopo aver vinto un’altra battaglia, quella contro un tumore.

L’ex corridore americano, che con la maglia della Us Postal sulle spalle riuscì a trionfare in diverse occasioni consecutive sotto l’Arco di Trionfo di Parigi, si è visto dedicare un documentario da Espn dal titolo “Lance”. Ed è stata per lui l’occasione per raccontarsi, a un paio di anni dalla sentenza che lo ha privato di tutti i titoli vinti in carriera, non solo delle maglie gialle portate dalla Francia a casa sua ad Austin, in Texas.

Lance Armstrong ha svelato che la pratica del doping è iniziata per lui già in avvio di carriera: “Cominciai ad usare nella mia prima stagione da professionista”, svela l’americano, facendo riferimento al 1992. Un anno dopo Lance riuscì a vincere anche un mondiale, e in seguito è venuta alla luce la commovente storia del male che lo ha attanagliato da giovane.

Il 1996 fu l’anno in cui Lance Armstrong iniziò a convivere con il cancro, e lui stesso durante le riprese del docufilm a lui dedicato solleva dei dubbi sulla sua provenienza: “Non so se l’ho preso per colpa del doping. So solo che quello è stato l’unico anno in cui ho preso l’ormone della crescita”. Ma la cosa più grave, l’americano la dice in merito al ritorno all’assunzione di Epo dopo la guarigione: “Quello che dico non sarà popolare, ma l’Epo è un prodotto sicuro, se usata con parsimonia, in dosi limitate e sotto controllo medico”.

Anche altri compagni di Armstrong hanno confermato la pratica del doping di squadra. Come Tyler Hamilton, uno dei suoi gregari più importanti nelle prime affermazioni al Tour de France, prima di tentare la carriera da leader altrove. Hamilton ammette che “il doping faceva parte della cultura dello sport: o entravi nel club o dovevi trovarti un lavoro vero”.

Ma Lance Armstrong, come si può capire dalle frasi scritte in precedenza, non sembra affatto pentito di essersi dopato per vincere. Tanto da sostenere che, se stesse gareggiando ancora oggi, potrebbe essere messo sullo stesso piano di altre stelle di prima grandezza dello sport americano, “come LeBron James o Michael Phelps”.

 

Fonte immagine: Wikipedia Commons