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Jacobs & Tamberi: la bellezza di un abbraccio

Riviviamo gli emozionanti dieci minuti che hanno cambiato la storia dello sport italiano.

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Fonte immagine: Facebook

Per un anno e mezzo quel gesto semplice e naturale ci è stato pressochè vietato, e nel lento riappropriarsi della vita ci appare un altro squarcio di luce capace di irrorare un torrido pomeriggio domenicale trasformandolo in uno di quei momenti da tramandare per decenni.

E’ proprio così. Chi si è trovato davanti alla tv, magari ancora a tavola tra il caffè e l’amaro, intorno alle 14.40 della prima domenica agostana ha vissuto una decina di minuti talmente intensi da non sembrare nemmeno veri. E quando Marcell ha tagliato il traguardo e nello slancio ha raggiunto il suo amico/collega Gianmarco, ancora non del tutto consapevole di cosa avevano “combinato”, l’emozione ha raggiunto vette inimmaginabili. Ma facciamo un passo indietro.

Così vicini e così diversi

Cosa accomuna i protagonisti di questo trionfo italico? Probabilmente nulla. Fisicamente agli antipodi, alto e snello il marchigiano, dirompente nella sua fisicità il nativo del Texas, cresciuto sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Gianmarco è caduto nel momento in cui stava per spiccare il volo a pochi giorni dall’Olimpiade di Rio2016, col rischio di pregiudicare l’intera carriera. Marcell è un semisconosciuto atleta delle fiamme Oro, dal fisico imponente ma fragile, passato allo sprint dopo che vari infortuni ne avevano impedito la crescita nel salto in lungo. Da quel momento è un crescendo rossiniano che ha avuto la sua sublimazione nella serata di Tokio.

Stato di grazia

Eccolo il punto in comune: una progressione costante durante la gara che ne accresce man mano la consapevolezza di poter fare il colpo della vita. Tamberi in pedana si mostra convinto e autorevole, arriva al salto decisivo a 2,39m con un percorso immacolato. E’ convinto che questa sia la sua gara, sono passati 5 anni da quel terribile incidente a Montecarlo ma lui non ha mai mollato nella piena  convinzione che ne valesse la pena. Porta con sé come un talismano, il gesso con la scritta “Road to Tokio 2020, anno barrato e sostituito dal 2021.  A fargli compagnia nel percorso in gara il qatariota Barshim, anch’esso impeccabile. Jacobs invece parte in sordina, non ci sono troppe aspettative su di lui ma sa che può divertirsi. Nella prima batteria chiude col primo record italiano, primato che in semifinale diventa Europeo col tempo di 9.94. Ce ne sarebbe per essere già soddisfatto di essere il primo atleta italiano a raggiungere la finale dei 100m all’Olimpiade. Ma il bello deve ancora venire.

Pazza idea

Tamberi e Barshim dopo aver mancato la misura decisiva decidono di suggellare una gara strepitosa e la loro amicizia condividendo il titolo olimpico rinunciando allo spareggio, ed è li che comincia la festa. Jacobs li osserva dalla parte opposta della pista ed è li che nasce la meravigliosa idea. Proviamo a vincerla. Scatta dai blocchi con buonissima reazione  ma ai 60 metri è ancora fuori dal podio. E’ in quel momento che la progressione diventa micidiale e va a tagliare il traguardo per primo con 4 centesimi di vantaggio sull’americano Kerley col tempo di 9.80. Delirio.

In maniera tanto casuale quanto emozionante Marcell raggiunge Gianmarco nello slancio e si uniscono in un abbraccio indimenticabile, come Vialli e Mancini a Wembley, simboli indelebili di una estate a fortissime tinte azzurre. Un abbraccio, un gesto semplice e naturale che ci è tanto mancato, la realizzazione del sogno, una simbiosi che non poteva desiderare uno scenario migliore.

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Jacobs & Tamberi: la bellezza di un abbraccio
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